Il Segnale novembre 2018

Premio Montano 2019

Iria Gorran, videolettura; poesia inedita “Verona rupes”, nota di Ranieri Teti e presentazione dell’Autrice

https://youtu.be/gQIi68gIrHk

Una sola

presentazione almeno Una necessaria a farsi conoscere per grandi linee nel particolare interno di un blog di parole la sto scrivendo adesso e senza un’idea precisa ma ho in mente una citazione di J. Joyce tratta da Ulisses Telemachia dal II° episodio (Nestore ) vado a memoria e dice più o meno così: “la mia infanzia si china qui accanto a me troppo distante perché io possa posarvi la mano anche Una sola volta o lievemente la mia è distante– la sua è segreta come i nostri occhi. Silenziosi pietrosi segreti s’insediano nei palazzi bui di entrambi nostri cuori. Segreti stanchi della loro tirannide Tiranni disposti ad essere detronizzati “…

“non ho”

 

 

 

 

 

 

non ho

che variazioni di luce

cambiare colore al tuo vestito

la tua andatura è un verso tronco

in fondo alla sterrata l’aria si fa di pioggia

sotto un resto di volta sto

qui s’addensano le nuvole

Acqua celeste

oscillerà sul sipario del vento

un temporale

chiude i nostri segni

squarcia il velo fino dei capelli


da “Corpo di guerra” 2018

Anterem edizioni

“glasgow smile”

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Terribile sorriso vero?

un Giorno così

me l’hanno regalato sì

è un dono ! ora è per te

è per la tua temibile faccia triste che sorrido

non per la mia

“ànimus”

_DSC0009.jpg IRIA (1)

alta la Luna  la faccia  di cane  addormentato

e un occhio  è  lucido  e  acceso  e

il Grande Carro riflette doppiamente su di sé

“Fuori tema”

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Vivo nella stagione semino staziono in ombra mangio merluzzo in salsa rossa con le mani sì, così, ne porto un pezzo alla bocca serrata chiusa la forzo l’apro con le dita senza mediazione di forchetta il cibo ha il sapore di me prima di me. Ingoio lacrime quando mi arrendo a esistere nel limite di mera funzione al limite

La puttana del paese non sa questo di me, no non lo sa. Vorrei sapesse invece ma è occupata. Sembra un uomo a volte, dicono… lo dicono! E si da. prende piacere e per piacere spaccia tristi pantomime per amore. Chiede un ricambio: spennellarsi squallore sordido addosso. Una presa appena un’apnea di sale dietetico contrabbando di bellezza e dannazione da sfoggiare però se guardi bene da vicino vicino la griffe è contraffatta.

Sono un visitatore guardo non visto. Sono arrivato qui e ho detto bucando la trave centrale del soffitto con lo sguardo dritto, ho detto : – questo è un buon posto per morire-.

In assenza di moto in amekhania guardo senza capire come sempre come sempre. Carpisco quel che posso lievemente a mezzo de la visione aerea e mi rimane cosa… non saprei. Mi rimani tu puttana e io non resto a te! E c’è una luna accesa un mezzo atemporale Ma… c’è una luce accesa per te che resti? Io esco, esco fuori tema e tu mi passi accanto.

Vai a giro, mi incontri mi prendi piano un pezzo per volta. Sei tattica muti la tua forma. Ma che puttana conquisti posizioni e poco a poco strappi ancora un po’ di polpa al cuore. Ho un cuore di mela ridotto a torso. Ho un cuore in in dual band.  Ti ho fregata!

Capita a volte che qualcuno si accorga della mia presenza,e lei, lì, con le mani nel sacco colta come un bambino con le dita nel burro, colta sul fatto si agita si dimena dentro, ma io esco fuori tema allo stremo all’esterno della mia crosta ghiacciata estremamente sorpresa dall’avvistamento. E dovremmo comunicare l’osservatore e io, forse sì, tuttavia questo non avviene.

Quanto di ecclissata follia nella voce velata che arriva dal lontano dove regna l’estraneo perché chi se ne va sorride sempre, sorride a tutto e il viaggiatore rallenta l’ospite non si ferma.

La maggiore qualità della luce è lasciare intravedere. Eh.. ma la stagione dell’estate con le sue grandi braccia restituisce visioni accecanti e basta  questa maledizione cieca disperata la pulsione di vivere, come… non importa come!

Vivere l’inverno. Vivere dentro la dura purezza del diamante nel freddo incantevole pallore di un’ombra.

La donna sorridente cede a me compassionevole di qualità materna la sua natura e i suoi capelli bruni, i bellissimi denti. Mi ossessiona la patina di fatua serenità sopra i suoi denti d’ombra collocata nel  buio che la inghiotte in questo paese strano ruvido nel farsi del cielo oltre le cinque. Pomeriggi di motti risa bestemmie uominibar stretti nel dialetto stretto. E non capisco e penso: non mi amano amo l’altrove e mi pongo nei suoni e resto loro così nella mia inapparenza, ma io esco esco, fuori tema.

Maverick

cuoredicane3
Cuore di cane (Teatro alla Scala)

 

Che bocca grande hai …  perla  o  pastiglia

museruola certo… dov’è  che t’hanno ripreso

cadi dal sonno vero?  le luci no non le accendono

è Buio  regno di paura

che tu ti  sappia  solo

ostinato  orientato

ancora al cuore Maverick  ma sì

sei proprio qui di nuovo a perdere

coscienza Vedi

non è tua quella

è di quegli altri

gli assolvono le paranoie agli accalappiacani  exervitori

in branco la mandria esegue Vuoi riconoscerti starne fuori

da psichiatri preti buoni quelli che risolvono officiano funzioni

dislocano riqualificano  la feccia in un quasi  niente di male

vincere menti criminali capitani della più abile guerra fredda?

Hal /Kemi /Cool

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aspetto

che fai l’invito

tra flash seriali di città tra

queste orme

che

modella il vento a fare vuoto  ad altro

vuoto

sorprendi  i giocatori de l’abito antico

che

alle nuvole modificano l’ascesa

declinandole a meduse votate a l’aria

acque vapori in terra nera non spumeggiano

non bastano  il fioretto né la spada

che

ne l’opificio metto a punto di fuoco

fondo in vena verde acuto primavera

l’istante il succo non va mai oltre l’estate

macino Oro in lama blu in cima

superiore emersa acquea da un umore d’astri

tu volta le pieghe Ora

la foggia richiama la più bella

morte

appari  incedente a canto d’arpa

minio dal cinabro e dal  piombo

di belletto salino è  la tua bocca

che ?

 

 

 

 

sto a uomini di perle

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sto a uomini di perle

pescatori naviganti

sognatori narratori di donne di temperature tropicali

interne assenze  febbrili forze maggiori mediterranee

incerti ospiti confinati  figuranti nella casa delle donne

e gli guardavo le mani cacciarsi nelle tasche dei calzoni

vacanti di viaggi

esercizi spirituali

aghi di gelo Quanti?

strizzando ciglia abitudine alle nevi

e sotto la neve

come sé ci fosse

del vero amore 

che al cor gentil ratto s’apprende

fedeli alta la testa in resta

annusando mesta aria carica ferita

e come  cani da slitta aspettando

e l’io minore

e loro uomini

ci leggevamo dentro al sommo de l’ultima isteria sul foglio

giorno falciati sfioccavano quei riccioli a lama biondi riarsi

sottili sparsi sottofondo oscuro lavico nella fucina le donne

troncavano

riducevano divorando

ci scucivano

ogni tanto un mattino

un mese

una poca luna di sangue

ecclisse oscuro bollettino bellico